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Comprensione ed estensione

La comprensione è il complesso delle note riferibili ad un termine. Quando dico uomo sottintendo queste note individuanti: ente, vivente, senziente, razionale. L’estensione invece è l’insieme degli individui riferibili allo stesso termine: quando dico uomo sottintendo tutti gli abitanti del pianeta.

L'estensione riguarda l'universalità (degli individui), mentre la comprensione riguarda la totalità (delle note individuanti).

Ora dobbiamo fissare una regola fondamentale in cui sono correlate l’estensione e la comprensione:

Quo maior comprehentio, eo minor extentio.

Quanto maggiore è la comprensione, tanto minore è l’estensione.

Quo maior extentio, eo minor comprehentio.

Quanto maggiore è l’estensione, tanto minore è la comprensione.

Ciò emerge chiaro da un’analisi applicata a questi due rapporti: gli uomini sono circa 6 miliardi, i viventi (proprio perché questa categoria abbraccia anche gli animali e le piante) sono milioni di miliardi. Tutto questo è basato sul principio che tanto più è specificato il soggetto, tanto più è ridotta la possibilità di essere applicato ad altri, e viceversa.

Il termine in rapporto all’estensione può essere:

Singolare: se si riferisce esclusivamente ad un individuo. Es: Giovanni; il Temporeggiatore, etc...

Comune: se può essere riferito a più individui separatamente. Es: uomo.

Collettivo: se si può applicare ad un complesso di esseri, ma non a ciascuno di essi separatamente. Es: turba, flotta, gregge, etc...

Il termine in rapporto alla comprensione può essere:

(a) concreto: es: miele.

(b) astratto: es: dolcezza.

(a) denominativo: se la parola deriva da un’altra. Es: giusto (da giustizia).

(b) denominante: se da questa parola ne deriva un’altra. Es: giustizia (da cui giusto)

(a) termine di prima intenzione: se risulta dalla immediata considerazione della cosa. Es: cattedra, registro, lavagna

(b) termine di seconda intenzione: se risulta dalla considerazione riflessa della cosa. Es: soggetto, predicato, necessario, contingente, possibile.

N.B.

Questa distinzione è fondamentale nella logica (chiamata anche: la scienza delle seconde intenzioni). E’ quindi opportuno averne una nozione chiara: ho un termine di seconda intenzione quando la mia mente ritorna su un termine e ne precisa il valore o la funzione logica.

Esempio:

Pietro è un uomo. Pietro e uomo sono due termini, che semplicemente designano realtà precise: sono due termini di prima intenzione. Quanto, però, ritornando all’analisi del contenuto, chiamo “Pietro” soggetto, chiamo “uomo” predicato, uso termini di seconda generazione.

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